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Unvision al castello della Rancia di Tolentino
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Nel segno della tecnica e del piacere. Così la filosofia diventa arte e l’arte si trasforma in qualcosa di fruibile da tutti, non sono da specialisti o appassionati. È questo il cuore del discorso della direttrice di Popsophia Lucrezia Ercoli e di Matteo Catani, docente dell’Accademia di belle arti di Macerata. Ieri pomeriggio (3 febbraio), nell’auditorium del castello della Rancia di Tolentino, la filosofa e l’artista hanno raccontato da un punto di vista teorico e tecnico da dove nasce e dove arriva la tecnica delle videoistallazioni. Esempio immediato l’opera di Catani, “Biunivoco”, l’istallazione video già presentata durante il festival di Popsophia ad agosto e che per l’occasione è stata allestita nuovamente nella chiesetta del castello. A introdurre gli interventi la direttrice di Abamc Paola Taddei che ha ricordato come «la sinergia tra Popsophia e Accademia di belle arti abbia dato l’occasione a molti studenti di sperimentare sul campo e prendere parte a grandi eventi». Una collaborazione che rimarca anche Ercoli, nell’affrontare i tre punti chiave dell’idea alla base delle sperimentazioni visive che da anni legano le due realtà: «Le videoistallazioni che abbiamo realizzato insieme all’Accademia qui e a Pesaro – racconta Ercoli – nascono prima di tutto in luoghi storici, con una loro forte identità culturale. E nascono per dialogare con questa storia, restituendo nel contrasto tra l’edificio e le immagini che vanno ad abitarlo, tutte le contraddizioni del contemporaneo. L’ultimo punto – conclude Ercoli – è il piacere, per come lo intendeva Aristotele. La popsophia fa proprio questo: rende umano il pensiero usando la forza delle immagini, che aggiungono “pathos” al ragionamento». A entrare nel dettaglio tecnico dell’istallazione è stato Matteo Catani, che ha ripreso il discorso proprio dal punto del “piacere”, sollevato da Ercoli: «La videoistallazione è l’arte di emozionare – ha spiegato l’artista – Nelle videoistallazioni abbiamo la potenza del video, del sonoro e l’inusualità del mezzo tecnico. Il messaggio comunicato per immagini è il frutto di un’espressione estetica interiore, nostra, che si concretizza in una visione. In questo caso – prosegue Catani parlando di “Biunivoco” - l’unicità dell’opera dipende dall’unicità dello spazio dove le immagini si integrano. In “Biunivoco” ho voluto creare il contrasto tra due cornici che ho immaginato dialogassero tra loro. Per questo abbiamo lavorato sulle citazioni e sulle introduzioni visive che creano un botta e risposta tra gli spazi della chiesetta per un totale di 10 minuti di istallazione».

Dopo gli interventi il pubblico si è affollato nella chiesetta del castello per ammirare la videoistallazione.

Allegato materiale Fotografico 

 

 

 

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