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Il restauro e l'accademia di belle arti

Sebbene fossero trascorsi quasi quarant'anni da quando Cesare Brandi aveva rifondato il Restauro con l'istituzione di un centro di ricerca mondiale sulle nuove filosofie, metodologie e tecniche operative, l'I.C.R. di Roma, alla fine degli anni '70 del Novecento nelle Accademie di Belle Arti si istituivano i Corsi Speciali di Restauro a corollario delle scuole di Pittura, Scultura e Decorazione. Figlio di una ormai obsoleta visione della materia come appannaggio di artisti più o meno affermati e più o meno coscienti della responsabilità che derivava da un'azione comunque fortemente soggettiva e troppo spesso non sostenuta dalle nozioni tecniche indispensabili, il Restauro comunque rientrava dalla porta di servizio nell'ambiente in cui storicamente aveva avuto la sua sede d'elezione.


Tradizionalmente appannaggio degli artisti e conseguentemente vivo nell'ambito delle Accademie di Belle Arti, per secoli il Restauro si è mosso all'interno di quella che oggi possiamo definire una nebulosa metodologica in cui si riconoscevano sostanzialmente due approcci storici, quello artistico e quello filologico. Era, infatti, prassi consolidata puntare sulle abilità artistiche ed affidare l'intervento di recupero, sostanzialmente estetico, ad artisti affermati tanto più se l'opera era di particolare rilevanza. Questi erano in grado di eseguire perfette ricostruzioni per analogia stilistica che poteva trarre spunto o dallo stile espresso dell'opera stessa oppure da quello del presente storico, reinterpretando comunque il linguaggio originale che veniva precipitato ad un livello soggetto alla legge del gusto e non più alla libertà dell'Arte. Rare, come quella di Canova per l'integrazione dei marmi del Partenone, sono state le rinunce ad operare le richieste ricostruzioni.

Quando nel 1985 ho ricevuto dal Direttore Armando Ginesi l'incarico di docenza presso l'Accademia di Macerata, probabilmente per la prima volta un restauratore professionista insegnava il Restauro in un'Accademia moderna. Credo sia comprensibile come la giornata odierna sia per me di particolare significato in quanto coronamento di un progetto personale di "riambientamento", passatemi il termine e soprattutto il concetto, dell'insegnamento del Restauro nell'Accademia di Macerata, nato dall'iniziale disagio di una fastidiosa sensazione di non appartenenza. Nel tempo però questo disagio si è allentato fino a far maturare in me la consapevolezza, da un lato, della forza delle mie competenze metodologiche messe sotto assedio dai tanti dubbi e domande che i colleghi mi rivolgevano, e dall'altro, dell'enorme potenzialità che mi si presentava davanti e che era soprattutto rappresentata dagli studenti che quotidianamente mi dimostravano di essere un considerevole giacimento da sfruttare per l'arricchimento della disciplina stessa. Per dodici anni però il Corso Speciale di Restauro ebbe come prima conseguenza quella di mettere futuri artisti a contatto ravvicinato con la materia pittorica e le modifiche che su di essa provoca il Tempo, dando loro la possibilità di meglio conoscere le tecniche costitutive dei manufatti artistici e di essere per questo maggiormente consapevoli nel loro processo creativo.

Era comunque un buon punto di partenza, propedeutico ad un percorso di formazione specifico più avanzato sia dal punto di vista pratico che da quello teorico in quanto la filosofia proposta nei testi di Teoria del Restauro, che con una certa fatica facevo ingoiare ai miei studenti, si connetteva perfettamente con le problematiche che affrontavano in Storia dell'Arte, in Estetica e in Teoria della Percezione.

L'idea che stava prendendo forma si ricollegava, in effetti, alla grande tradizione accademica rinascimentale in cui la formazione era sostenuta anche dall'insegnamento di materie scientifiche e tecnologiche. Il terremoto del 1997 fu la terribile causa prima per la sua realizzazione.

Con l'immediato abbandono della nostra sede storica di Palazzo Buonaccorsi, iniziò la diaspora del Corso di Restauro che nel giro di pochi anni traslocò per ben quattro volte. Nonostante i fortissimi disagi ma con il convincimento che proprio nei momenti di crisi occorra concentrare le energie migliori nel realizzare i propri ideali, con il pieno appoggio della lungimirante direzione di Paola Ballesi e l'altrettanto incondizionato supporto della collega Marina Mentoni, cogliendo le possibilità offerte dalle disposizioni legislative, vide la luce il Corso Sperimentale di Teoria e Tecnica della Conservazione dei Beni Culturali. Il nostro è stato il primo corso sperimentale di Restauro autorizzato nelle Accademie d'Italia, con un Piano di Studi quadriennale finalmente finalizzato alla formazione della figura del restauratore, precedendo di alcuni anni la promulgazione del Codice dei Beni Culturali e le leggi susseguenti che hanno normato l'intero settore. Il corpo docenti si è avvalso fin dall'inizio di docenti provenienti dall'Istituto Superiore per la Conservazione ed il Restauro di Roma, di funzionari della Soprintendenza ai Beni Artistici, Storici ed Etnoantropologici delle Marche di Urbino e di affermati professionisti, i quali hanno integrato un gruppo considerevole di forze interne.

Accanto ad un importante impegno nella ricerca che ha dato vita a numerosi lavori di tesi pubblicati, il Corso ha prodotto negli anni centinaia di interventi di recupero di opere d'arte mobili, sempre sotto la supervisione e collaborazione della S.B.S.A.E. delle Marche-Urbino, tra cui spicca per importanza, complessità e valenza scientifica, quello del trittico di Allegretto Nuzi del Duomo di Macerata.

L'intervento realizzato sul dipinto trecentesco del Nuzi, l'opera mobile più antica conservata in città, è durato molti mesi ed è stato seguito con vivo interesse sia dal nostro Istituto che dalla Facoltà di Conservazione dell'Università.

Degno di segnalazione è anche il lavoro svolto per il Comune di Macerata nel 2003, in cui sono stati prodotti l'indagine preliminare, alcuni significativi campioni di scopertura e restauro da cui sono scaturiti i progetti esecutivi comprensivi dei capitolati speciali d'appalto, per il restauro dell'intera partitura decorativa parietale del Piano Nobile e del Secondo Piano di Palazzo Buonaccorsi, ora sede di Macerata Musei.

Dopo quasi quindici anni, arriviamo non senza fatica all'Anno Accademico 2011/12 quando, per applicazione legislativa, la formazione del Restauratore di Beni Culturali diventa di esclusiva pertinenza delle Scuole di Alta Formazione (I.S.C.R., O.P.D. e I.C.P.A.L.) nonché dei corsi autorizzati delle Accademie di Belle Arti e delle Università.

Il 22 novembre 2011, l'Accademia di Macerata è stato il terzo istituto in Italia, dopo l'Accademia di Napoli e La Venaria Reale di Torino, ad essere accreditato dalla commissione interministeriale MiUR-MiBAC con l'istituzione del Profilo Formativo Professionalizzante 2 che riguarda il restauro delle opere mobili, con sede qui a Montecassiano presso l'ex convento di San Giovanni.

Il grande impegno personale profuso dalla direttrice Anna Verducci e la forte volontà del Sindaco di Montecassiano, Mario Capparucci, hanno garantito all'istituto di restauro una prestigiosissima sede, esclusivamente dedicata.

I.R.M. dispone di oltre seicento metri quadrati di laboratori, degli oltre mille complessivi, dove l'Accademia, con un investimento economico non indifferente, ha allestito i laboratori di Restauro Manufatti Pittorici, Restauro Manufatti Lignei, il laboratorio Scientifico, quelli di Tecniche Pittoriche e Doratura, di Disegno e Rilievo, di Informatica e di Fotografia per i Beni Culturali. Le dotazioni tecniche sono ricche, anche se da potenziare, e consistono in computer, impianti di videoproiezione, stereomicroscopi, cappe chimiche, ampie postazioni individuali sia orizzontali che verticali, impianti d'aspirazione propri delle diverse lavorazioni, completa attrezzistica specializzata ed impianti di sicurezza con rilevazioni e registrazioni video; quelle del laboratorio scientifico didattico comprendono tra l'altro microscopi, troncatrici, cappe chimiche fisse e mobili, banconi chimici ed armadiature specifiche.

L'intero Istituto è coperto da connessione wifi ed è protetto da impianti di sicurezza, videorilevazione e videoregistrazione ed è adeguato agli standard di sicurezza secondo la vigente normativa.

Il Consiglio di Corso, riunitosi per la prima volta il 12 dicembre 2011, ha deciso unanimemente la denominazione del Corso, Istituto di Restauro delle Marche, I.R.M., ed il suo logo, un disegno di Magdalo Mussio di forte riconoscibilità e peculiare connotazione. Il particolare adottato appartiene ad un'opera su carta e raffigura un'ammonite che, per i suoi molteplici significati simbolici, si presta in modo efficace a rappresentare l'Istituto. Una poetica, quella di Magdalo Mussio, stimato artista e rimpianto collega, che fonda la propria ricerca sui sedimenti della memoria e sull'urgenza dell'uomo di tracciare segni e parole come impronte dell'esistere. La natura del fossile testimonia l'esistenza in una sostanza divenuta incorruttibile; la sua forma, archetipo di continuità e di crescita, rimanda alla natura della scienza della conservazione che restituisce l'opera alla fruizione contemporanea.

Nella metafora della spirale, che nel suo sviluppo custodisce la vita e quindi l'Arte, proprio dall'artista provengono, ancora una volta, le indicazioni di rotta per una più profonda comprensione e intima comunione con le testimonianze del passato che ci permetteranno di recuperare la scienza della conservazione e del restauro dalla deriva tecnicistica che negli ultimi anni ha deformato l'approccio all'opera d'arte. La capacità di SENTIRE SEMPRE E SAPER RICONOSCERE la Poesia che scaturisce dal messaggio ideale di ogni opera d'arte deve appartenere al restauratore come attitudine intrinseca per permettergli di rispettarla. In questa ottica, il nostro Istituto dispone di dotazioni davvero speciali, rare e non riproducibili, sulle quali faccio e farò sempre affidamento per un'evoluzione della formazione dei nostri futuri restauratori: l'Aria e la Luce della nostra Terra che con i panorami e gli ampi orizzonti, anche ideali, che si aprono dal nostro Istituto di Restauro hanno già ispirato ben alte menti.

Inaugurazione dell'Istituto di Restauro delle Marche

Montecassiano, 9 maggio 2013

Francesca Pappagallo

Anni di ABAMC
46
Corsi
per l'A.A. 2016/2017
24
Docenti
Attivi nel A.A. 2017/2018
126
Honoris
Accademici
23
Premi
vinti nell'anno 2017
12
Eventi
e conferenze nel 2017
31
Collaborazioni
attive nel'A.A. 2015/'16
21