Regia: Abel Gance
Genere: Drammatico
Soggetto: Sceneggiatura: Abel Gance
Fotografia: Jules Kruger
Musiche: Arthur Honegger
Montaggio: Marguerite Beauge', Abel Gance
Scenografia: Alexandre Benois, Pierre Schilknecht,
Alexandre Lochakoff, Georges Jacouty, Vladimir Meinhardt
Costumi: Effetti: Nicolas Wilcke, Paul Minine, Segundo
de Chomon
Interpreti: Albert Dieudonne Napoleone, Vladimir
Roudenko Napoleone da giovane, Nicolas Koline Tristan
Fleuri, Antonin Artaud Marat, Petit Vidal Phelippeaux,
Petit Roblin Picot De Peccaduc, Jean Koubitzky Danton,
Yvette Dieudonne Elisa, Robert Vidalin Camille
Desmoulins
Produzione: Films Abel Gance / Societe' Generale de
Films / Societe' du Film "Napoleon"
Distribuzione: Gaumont/M.G.
Origine: Francia
Anno: 1926
Durata: 110'
Durata edizione restaurata: 240 minuti
Trama:
Gance aveva girato tre scene che andavano proiettate
simultaneamente su tre schermi posti a fianco l'uno
dell'altro. La scena centrale doveva rappresentare la
prosa, quelle laterali la poesia e tutte insieme il
cinema. Delle tre scene: il dibattito alla Convenzione,
il "Ballo delle vittime" e la marcia verso l'Italia,
rimase solo quest'ultima. Il regista aveva progettato di
girare la vita di Napoleone in sei parti, ma per una
serie di vicessitudini riuscì a girare solo questa. Il
tema, tuttavia restò una costante della sua vita, per
cui nel 1960 girò "NAPOLEONE AD AUSTERLITZ" e nel 1928
aveva realizzato anche "AUTOUR DE NAPOLEON" che è la
registrazione delle riprese di "Napoléon" fatta dalla
troupe del film, cioè un"backstage ante litteram".
Critica:
La vita di Napoleone Bonaparte (1769-1821) dall'inverno
del 1781 quando, dodicenne, frequenta il collegio
militare di Brienne sino all'inizio della campagna
d'Italia quando, ormai generale, nell'aprile 1796 guida
nella battaglia di Montezemolo (Cuneo) quella che
sarebbe diventata la grande Armée.
Nel megalomane progetto di Gance (1889-1981) doveva
essere la 1a delle 6 parti di un gigantesco affresco
napoleonico sino a Waterloo e Sant'Elena. Frutto di 14
mesi di riprese e di 450000 metri di pellicola
impressionata (circa 40 ore), il film ebbe la sua
anteprima pubblica il 7-4-1927 all'Opéra di Parigi dove
fu proiettata, però, una copia dimezzata rispetto
all'edizione originale di 12000 m, circa 7 ore di
proiezione a 24 fotogrammi al secondo.
(Nel muto, però, i film erano proiettati a velocità
variabile: 16 o 18 o 20 fotogrammi al secondo.)
"Napoleone disse Gance è un parossismo della sua epoca,
la quale è un parossismo della storia. E il cinema è,
per me, il parossismo della vita.
" La più visionaria tra le opere di un cineasta
visionario, Napoléon è caratterizzato da molte
innovazioni espressive e tecniche. La più celebre è il
sistema Polyvision che consiste nell'uso di 3 schermi
affiancati, come si sarebbe fatto 25 anni dopo col
Cinerama.
Gance la impiegò in 3
sequenze, poi ridotte a quella finale della partenza per
la campagna d'Italia. Inventò e impiegò anche diversi
dispositivi per mettere la cinepresa in movimento (a
dorso di cavallo, in ceste oscillanti nell'aria, ecc.),
ricorse a sovraimpressioni multiple, allo split-screen,
ottenuto artigianalmente, all'uso soggettivo della
cinepresa. "... la forza specifica di Napoléon consiste
soprattutto nella varietà dei toni e dei registri nei
quali Gance ha voluto incastonare questo gigantesco
affresco" (Jacques Loucelles).
E un proposito che Gance perseguì anche a livello
narrativo, mescolando le storie quotidiane di personaggi
anonimi e la Storia con la maiuscola. E ovviamente un
Napoleone "visto da Abel Gance", cioè storicamente
opinabile. Un critico gauchiste dell'epoca, Léon
Moussinac, scrisse che "non ha più verità storica della
Chanson de Roland", aggiungendo che era "un Bonaparte
per apprendisti fascisti".
Qui esagerava: traspare dal film un'esplicita
identificazione di Gance con il suo eroe, ma la sua
volontà di potenza coincide con quella che Gance
attribuiva a sé stesso come regista demiurgo e stratega:
il suo campo di battaglia era il cinema. Pur nella loro
enfatica magniloquenza che sfiora persino l'ingenuità,
non sono poche le sequenze memorabili tra cui la
tempesta durante il viaggio dalla Corsica alla Francia,
l'assedio e la presa di Tolone, il discorso del generale
alla Convenzione, l'arrivo dell'esercito francese in
Italia.
Oltre a Dieudonné, austero protagonista dallo sguardo
d'aquila, spiccano le interpretazioni di Artaud (Marat),
G. Manès (Giuseppina), Annabella (l'innamorata
infelice). Non esisteva una "edizione originale" di
Napoléon. Qualcuno ne ha contate 19. La 13a cioè la 1a
versione sonorizzata Napoléon Bonaparte vu et entendu
par Abel Gance (1935) fu curata dallo stesso regista,
comprende scene nuove girate nel 1934, con nuovi attori,
e circolò, almeno in Francia, per una ventina d'anni; ne
esiste un'altra del 1971 Napoléon et la revolution
anch'essa supervisionata da Gance.
La partitura originale, scritta da Arthur Honegger per
l'anteprima all'Opéra, risultava perduta, ma è stata
recuperata negli anni '80. Consiste in 7 brani per
altrettanti episodi, più un 8? ("Danse des enfants"),
tratto da Honegger da una sua pantomima musicale
giovanile. Negli anni '70 l'inglese Kevin Bronlow
approntò 2 versioni successive del film di 290 e di 313
minuti con una partitura musicale di Carl Davis.
Su quelle 2 versioni si è basato Francis F. Coppola per
le proiezioni al City Music Hall nel 1981, con la musica
del padre Carmine. In televisione il film passa
generalmente in un'edizione di 110 minuti.