“ULLMANN” può essere
definita come una performance “ponte”: parte dall’azione
del soggetto che ponendosi davanti al desiderio di
ripercorrere e recuperare luoghi lontani, come dei
ritagli risiedenti talvolta nell’inconscio, si
emancipa dalla necessità di una scansione e movimento
per ottenere la sensazione e imprime al corpo la
disciplina comportamentale.
Allentando la tensione con la consapevolezza che
sopraggiunge poi, il soggetto risveglia il principio
vitale ricuperato attraverso la riflessione e vive
paradossalmente in prima persona questa estraniazione
che si innesta come uno specchio d’acqua “tagliente”.
“ULLMANN” è un’isola,
un’isola a cui si approda, un’isola da cui si evade,
un’isola in cui si è.